L'ANARCHICO #16 - C'è poco da essere Allegri

La parola fine in un capitolo storico che ha arricchito il profilo di un allenatore che ha scritto la storia della Juventus

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L'ANARCHICO #16 - C'è poco da essere Allegri

Tifosi o simpatizzanti, ognungo di noi sceglie la propria squadra (o le proprie) e come me, anche voi che state leggendo questo articolo avete effettuato lo stesso percorso. Per quanto la mia simpatia per il popolo nerazzurro/granata in Italia mi porti a non apprezzare la Juventus, adesso non è di sicuro il momento giusto per fare chiacchiere da bar.

Un articolo su un sito web non è altri che un discorso professionale, ecco perché dopo questa doverosa introduzione vi annuncio che leggerete delle parole ogettive che parleranno nel giusto modo del percorso fatto da Massimiliano Allegri nel club bianconero, perché d'altronde parlano i fatti.

Non è semplice capire uno come Max, livornese doc odiato e amato al tempo stesso a causa di quel sarcasmo pungente che da sempre contraddistingue il popolo toscano (mia madre è livornese, capisco perfettamente i suoi modi).

Persona gentile, spesso divertente a meno che non abbia Daniele Adani di fronte a se (battutaccia doverosa). Allegri, dopo un esonero cocente dal Milan, ha sposato il progetto bianconero e proprio attraverso la sua gestione, il club di Torino ha raggiunto un apice precedentemente solo sfiorato nella sua storia.

Il non avere rivale alcuno in Italia avrà sicuramente contribuito, budget e dirigenze superiori che, tra l'altro, hanno portato anche all'acquisto del giocaotre più forte al mondo, quel Cristiano Ronaldo che nell'estate 2018 ha riportato i media a parlare più spesso di una Serie A da anni smarrita.

Massimiliano non è stato un maestro di tattica come fatto in tempi recenti da Maurizio Sarri, non un leader carismatico come Josè Mourinho e neanche un genio di inventiva come Jurgen Klopp; Max è un allenatore semplice capace di far attuare ai suoi giocatori il gioco più classico del mondo, quello di prendere palla e correre per vincere e portare il risultato a casa in qualunque modo.

Lui dice sempre che i giovani allenatori italiani devono imparare molto e non devono assolutamente soffermarsi sui concetti di pretattica, possesso palla, tiki taka, ma che serve semplicità perché d'altronde "giocare a calcio e giocare un buon calcio sono connessi da una linea sottile che in verità non è poi così sottile"

Parlò così ai microfoni di Sky Sport dopo Inter-Juventus 1-1 dello scorso aprile (dove bisticciò nuovamente con Adani) ed in gran parte ebbe ragione. Si può non giocare alla perfezione, ma con quei talenti in campo (che rendono la rosa una delle migliori in assoluto), quello stadio di proprietà (il vero punto di forza della società) e quella dirigenza, sono (per ora) irraggiungibili in Italia e sicuramente gli elementi chiave per riuscire ad avere quella marcia in più e quindi vincere anche con un 40% di possesso palla.

In questi cinque anni Allegri ha collezionato nel proprio palmares ben 5 scudetti, 4 coppe Italia, 2 supercoppe italiane e due finali di UEFA Champions League. Proprio la Champions è quello che è mancato per concludere un percorso alla perfezione (la famosa ciliegina sulla torta), ma anche se ora vede la parola fine, è sicuramente un capitolo positivo che, dal mio punto di vista, ha innalzato la caratura di ambo le parti.

Allegri ha vinto, la Juve ha vinto, insieme hanno trionfato nel modo più semplice posisbile, con pochissime partite che passeranno alla storia per un gioco stellare, ma sicuramente con tanti risultati che hanno messo i fatti davanti alle parole.

Max è stato l'allenatore bianconero che più di qualunque altro ha impersonificato lo storico motto societario; "Vincere non è importante, è l'unica cosa che conta". Seppur questo ciclo abbia visto le basi solidissime gettate da Antonio Conte, Massimiliano Allegri ha fatto qualcosa che gli altri non hanno saputo fare e forse i suoi predecessori troveranno difficoltà a ripeterlo.

Non so se la Juventus o il popolo bianconero riusciranno mai a rimpiangerlo, forse dovrebbero, forse lo faranno perché oggi c'è poco da essere Allegri.