Marchisio racconta il suo ultimo periodo alla Juventus

L'ex centrocampista bianconero, in forza ora allo Zenit, ha raccontato i suoi rapporti con Conte e Allegri e perchè ha lasciato la Juventus nell'ultimo giorno del mercato estivo.

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Marchisio racconta il suo ultimo periodo alla Juventus

Come tutti sapranno, Marchisio ha lasciato Torino ad Agosto, senza in realtà lasciare troppi dubbi sul motivo, cioè la scarsa considerazione di Allegri nei suoi confronti. Ma perchè il mister della Juventus non ha puntato più su di lui? Il principino, diventato "zar" da quando gioca in Russia allo Zenit, si è raccontato alla Gazzetta dello Sport, dove ha parlato appunto del suo rapporto con il suo ex allenatore, con Conte e con l'ambiente Juventus in generale.

“L’avventura era al capolinea, ma il mercato stava chiudendo e pensavo che sarei rimasto. La società ha deciso di rescindere, per me non è stato facile. Con il senno di poi si potrebbe dire: ci sono stati tanti infortuni a centrocampo, magari avrei avuto spazio.

Ma sarebbe stato sbagliato rimanere, non avrei retto un altro anno come l’ultimo. Speravo in qualche possibilità in più, ma ho sempre messo il gruppo davanti al singolo”. “Io ho dato tanto ma anche la Juve mi ha dato tanto.

Non ho rimpianti. Nel calcio, come nel lavoro e in amore, ci sono tanti modi per chiudere le storie. Alla fine mi considero fortunato per ciò che ho avuto. Ho perso due finali di Champions e un Europeo, ma sono felice di aver vinto 7 scudetti."

Inoltre, l'ex n° 8 bianconero racconta un'interessante scambio di frasi con Andrea Agnelli: "Ricordo quando firmai il primo contratto con Andrea Agnelli, erano anni in cui arrivavamo sempre settimi. Gli dissi: “Spero che tu non voglia essere uno dei pochi presidenti che non ha vinto nulla, così come io non voglio essere uno dei pochi juventini a non aver vinto nulla”.

Il rapporto con Conte e il ringraziamento a tutti i suoi allenatori: “Tutti mi hanno lasciato qualcosa. Deschamps mi diede tanti consigli, con Prandelli ho iniziato a segnare tanto. Ringrazio Conte non solo per ciò che mi ha insegnato sugli inserimenti, ma per il carattere.

Con la sua determinazione è stato una guida. Purtroppo, sotto la guida di Conte e con uno dei migliori centrocampi al mondo (Pirlo, Vidal, Pogba) non si è vinto niente a livello internazionale. La sfida con il Barcellona in finale a Berlino è stata una gran bella sfida.

Avevamo estro, corsa e fisicità. È stato un onore giocare con loro: la genialità di Andrea, l’esperienza mia, l’esuberanza di Vidal e la spensieratezza giovanile di Paul”. Infine, il rapporto con Allegri e i problemi legati al suo infortunio al ginocchio: "Dopo l’infortunio aveva altre priorità.

Io gli chiesi fiducia e continuità, ma lui ha fatto altre scelte. Ho rifiutato due volte il Milan, sono sempre arrivate tante offerte sia dall’estero che dall’Italia, per me la squadra importante oltre alla Juve è sempre stata il Milan. Però non sarei mai andato in un altro club italiano”.