Braida: "Milan, Rangnick era un rischio"



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Braida: "Milan, Rangnick era un rischio"

L'affare Rangnick è saltato. L'ex ds del Milan e del Barcellona Ariedo Braida ha parlato del futuro della panchina rossonera ai microfoni di Radio Anch'io Sport. "Pioli sta facendo benissimo. Conosco persone in Germania che di Rangnick me ne hanno parlato bene, una settimana fa era in Svizzera a vedere una partita, è uno che si muove però mi sarei tenuto Pioli, perché conosce il nostro calcio.

Rangnick no. Rangnick avrebbe dovuto invece pagare un periodo di apprendistato, prendere ora un allenatore straniero che non conosce il nostro campionato sarebbe stato un rischio"

Le parole di Braida

"Pioli allenatore e Rangnick direttore tecnico? Non sono cose semplici, sono due persone forti.

Non lo avrei fatto, si creerebbero problemi" Capitolo Ibrahimovic: "Tenere Ibra? In certi momenti è un po' ingombrante ma è un grande giocatore. Finché ha risorse fisiche io direi di farlo giocare"

Proprio Zlatan Ibrahimovic intanto è tornato a parlare a Sportmediaset. "Questo non è il mio Milan, ora tutto viene fatto in maniera differente, gli obiettivi non sono più quelli di una volta, quelli del Milan che io continuo ad avere in testa.

Io voglio rivedere quella squadra che lotta per lo scudetto e per la Champions" "Io mi diverto ancora in campo, ma non gioco per un contratto. Gioco per raggiungere obiettivi che mi diano stimoli: il prossimo anno non so se resto.

Mi aspetto una chiamata? Non so ma sinora nessuna chiamata è arrivata da Gazidis" "Ibra gioca per vincere qualcosa o sta a casa. Ibra non è un giocatore da Europa League e il Milan non è un club da Europa League.

Mi hanno detto che smettere in America era troppo facile. E allora sono tornato al Milan. Poi questo Covid ha fermato tutto, allora ho pensato: c'è qualcosa che non vuole che io smetta... Per fortuna abbiamo ricominciato.

Si è messo di mezzo anche il polpaccio, ma io due giorni dopo ho detto 'sono pronto, torno in squadra' Ibra è così. Ma loro mi hanno frenato" "Gazidis ho parlato per me e per la squadra, è stato un confronto necessario.

Non era cattiveria la mia. Ma bisogno di avere spiegazioni sul futuro, il mio e quello del Milan. Ho detto che il Milan non è il mio grande Milan, è vero. Ma dobbiamo fare tutto il meglio possibile anche in questa situazione.

Sino alla fine. Ibra c'è, ci pensa Ibra. Io devo esserci per forza o li perdi i tifosi" Anche Braida lo sa.