L'analisi di Mario Suma su milannews.it



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L'analisi di Mario Suma su milannews.it

Se Inzaghi non avesse sbagliato quel rigore a Torino, non sarebbe arrivato Ancelotti e il Milan non avrebbe vinto la semifinale tutta italiana e la finale tutta italiana di Champions League. Se il Milan non avesse perso in quella maniera a Bergamo, probabilmente non sarebbe arrivato Ibra.

Con lui il Milan non vincerà semifinali e finali tutte italiane di Champions League, ma con i chiari di luna della squadra di quest'anno ogni partita è una piccola grande finale, per cui Ibra avrà un suo perchè.

Prima di Bergamo, che non è passata e che non passa e per chi avesse dei dubbi ci ha fatto passare il Natale con cinque perozze sullo stomaco, il mio pensiero era che Ibra fosse soprattutto un fatto mediatico, che fosse atteso come la panacea soprattutto dai tifosi e che il suo inserimento nello spogliatoio non era privo di controindicazioni.

Dopo Bergamo, tutto è azzerato e tutto è stato azzerato. Se il Milan è ancora un gruppo di giocatori che pensa che dopo tre-quattro buone partite ci si può permettere di scendere in campo contro l'Atalanta con l'atteggiamento da "tanto noi siamo il Milan", beh allora che Ibra sia.

L'unico ritorno della sua carriera. L'unico ritorno di un uomo che non è mai tornato da nessuna parte. Al dissacratore per eccellenza, ha preso una squadra a Stoccolma pur avendo lui una statua a Malmoe...,sono spuntati all'improvviso gli occhi rossoneri.

Sono ancora troppo mortificato da Bergamo, per provare i brividi che Ibra merita. Ci penserà lui. L'unica cosa che non voglio sentire adesso è la Mls di qua, la Mls di là. Il precedente è chiaro: David Beckham.

Venne vissuto come una provocazione, come uno scherzo, come un giocatore che non era più un giocatore. E invece fece due semestri alla grande: gol, assist, titolarità assoluta in un Milan di campioni. Pochi mesi dopo il tendine lacerato di Beckham, che per amore del Milan si giocò pure il Mondiale che era l'obiettivo per il quale Fabio Capello lo aveva spedito a Milanello, arrivò Ibra.

E pochi giorni dopo il cuore lacerato di Bergamo, torna Ibra. C'è sempre una ragione nelle cose. E adesso c'è tanto lavora da fare per Zlatan. Un Nocerino, un Boateng e un Robinho, a ben guardare, nella rosa del Milan ci sono.

Quindi, avanti.

Perchè il Milan va avanti. E' stata la parola d'ordine di Zvone Boban e di Paolo Maldini, supportati da una proprietà disposta ad un grande investimento, subito dopo il fischio finale di Bergamo.

E' stato proprio questo il motivo per cui Boban non ha voluto cercare facile riparo nelle scuse: ha voluto reagire, non scusarsi. Non ha voluto arrendersi nè alla lunga attesa di Ibra e nemmeno alle cinque pappine di Bergamo.

E' tornato alla carica e l'ha riportato a Milanello. Due rapide istruzioni per l'uso: pochi mesi dopo il suo arrivo al Milan, con la squadra in testa alla classifica, i rossoneri pareggiarono a Genova contro la Samp: bene, fino alle 3 di notte i suoi compagni di squadra si sono beccati sms su sms, ma come abbiamo fatto, non deve più accadere, non va bene...Un mese dopo, prima della sosta natalizia, il Milan perse in casa 1-0 contro la Roma di Ranieri a San Siro, gol di Borriello: bene, c'era una porta davanti a lui al rientro in spogliatoio.

Durante le vacanze il fabbro l'ha dovuta installare di nuovo...Questo è Ibra e questo sarà Ibra.

Ad accoglierlo Boban e Maldini, due che sanno metterci la faccia e che ci hanno sempre messo la faccia. Le parole di Boban a Bergamo sono state perfettamente capite dalla proprietà, tanto che su Ibra come si può ben vedere ha ricevuto il pieno appoggio da Londra e da New York.

Che poi la manita di Bergamo abbia ancora di più ingrugnito i tifosi, ci sat. Pane per i denti di Zlatan...A proposito, leggo da qualche parte, nel mare infinito dei commenti, che il ricorso ad un 38nne non significa programmazione.

Probabilmente da parte degli stessi che la scorsa estate tifavano per l'eccezione Modric. Anzi, non probabilmente ma sicuramente. Qualcuno che non è contento c'è sempre nella vita, ma adesso è Ibra.

Prima di Bergamo, ho detto e ripetuto che ne sarei stato felice per i tifosi, contenti loro contenti tutti. Adesso no, dopo Bergamo contenti tutti, contento anch'io. Dopo uno 0-5 come quello se non dai un drizzone, se non crei uno shock sei finito. E il Milan non è finito, non può finire e non finirà mai. Fonte: milannews.it