McKennie: "Un onore essere alla Juve"



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McKennie: "Un onore essere alla Juve"

Weston McKennie ha tenuto la sua prima conferenza stampa. "E’ un onore essere qui alla Juventus"

Le parole di McKennie

"L’interesse della Juventus nei miei confronti è stato qualcosa di improvviso, ma quando c’è stata l’opportunità di venire a giocare qui, per me non c’è stato alcun dubbio.

A essere onesto non c’è nemmeno stato bisogno di essere convinto, perché essere alla Juve è semplicemente un sogno che diventa realtà: sono qui, in mezzo a campioni di cui sono sempre stato tifoso, con un allenatore come Pirlo da cui imparare… Prima li vedevo solo sui videogames, sono innanzitutto un loro fan"

"Mio papà è un militare e da bambino ho vissuto in Germania, dove ho conosciuto il mio primo allenatore di calcio. Quando avevo sei anni ho iniziato a giocare a calcio, poi, al mio ritorno negli Stati Uniti, dovevo scegliere se continuare oppure giocare a football americano: la mia scelta mi ha portato qui"

"Mi sono impegnato in Germania per il movimento “Black Lives Matter”: vogliamo intervenire il più possibile per cambiare la situazione; sono stato sostenuto in Germania, ed è molto bello che anche in Italia possa portare avanti quello in cui credo, perché qui ho ricevuto subito un grande appoggio"

"La mia dote principale è quella di recuperare palloni; mi sento a mio agio e mi diverto a giocare da area ad area, avendo la possibilità anche di portare la palla, collaborando con i miei compagni; ho parlato con Pirlo, cui piace il modo in cui recupero e in cui passo la sfera: ci siamo trovati subito in sintonia relativamente alla mia posizione in campo.

Mi aspetto di imparare moltissimo, da Cristiano e dai campioni della Juventus: qui c’è un livello di professionalità molto alto" "Sono orgoglioso di essere il primo giocatore americano a vestire questa maglia; è un onore essere bianconero e poter rappresentare il mio paese.

Negli Stati Uniti la Juve è famosa, ma sarò felice di dare una mano a diffondere ulteriormente il brand, per farlo crescere ancora, e magari per fare avvicinare tanti bambini americani al mondo del calcio"