Ferrero: "Di Coronavirus non si muore"



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Ferrero: "Di Coronavirus non si muore"

Clamorose dichiarazioni del presidente della Sampdoria, Massimo Ferrero, che ha parlato a The Breakfast Club, in onda su Radio Capital, per parlare della situazione stadi.

Le parole di Ferrero

"Di Coronavirus non si muore, rispettiamo la malattia ma non enfatizziamo.

Gli scienziati vanno in televisione e ognuno dice qualcosa di diverso. Il tampone? Gli scienziati possono metterselo da qualche altra parte. La bolla per la Serie A? Non ci inventiamo cose che non esistono. Gli stadi possono restare aperti al 30%.

L'incertezza uccide le menti delle persone. Tra un po' chiuderemo gli ospedali per il corpo e riempiremo quelli per la testa. Io sono stato costretto a chiudere i cinema, ora tutti questi problemi con il calcio. Così fermano la vita"

Massimo Ferrero ha sporto denuncia alla Questura di Roma dopo una lunga serie di minacce ricevute. “Ci convivo male, ma ci convivo e continuo sulla mia strada - le sue parole all'Adnkronos -. Certo, sarebbe meglio non riceverle queste minacce perché non sai mai chi hai davanti.

Chi mi minaccia è invisibile, non so chi siano i mandanti, ma vado avanti a barra dritta con il mio lavoro cercando di fare sempre meglio. Ho paura per i miei figli, solo questo, ma il lavoro mi aggrada e non mi fa pensare a persone che, se fanno quello che fanno, hanno qualche problema.

Vengano a dirmelo vis a vis, io voglio bene a tutti”. A Radio Punto Nuovo, Daniele Faggiano, ds del Genoa, ha suonato l'allarme. "Sembra di allenarsi con una squadra di calcio a 5. Dopo i primi positivi, il tampone è stato fatto di nuovo a questi ultimi, mentre gli altri che sono risultati positivi ancora devono fare il secondo tampone dopo il primo positivo.

Quindi il numero di 17 risulta viziato. I 10 positivi sono quelli che hanno fatto il secondo tampone, perciò abbiamo 17 giocatori inutilizzabili. Partita contro il Verona? Io a Napoli sono andato a giocare. A buon intenditore, poche parole"

"La regola Fifa e Uefa non dice che gli altri non si devono allenare, ma la Asl ci ha bloccato e non ci fa lavorare nella settimana. C'è da prendere una decisione: noi per non andare a giocare a Torino, abbiamo dovuto aspettare giovedì.

Il Napoli, invece, ha atteso mezz'ora: non ce l'ho con il Napoli, sia chiaro. Hanno subito una decisione, ma il calcio deve essere uguale per tutti. Se poi mi dicono il contrario, sono fesso io ad andare a giocare. A Napoli non ci avevano garantito di dare i risultati alle 11 della domenica ed abbiamo fatto i tamponi all'una di notte.

Andremo a Verona con la Primavera: stanno passando i giorni e non si è deciso nulla. E ci volevano far giocare a metà settimana col Torino per recuperare, è incredibile", ha concluso Faggiano, "cugino" di Ferrero.