Mancini:"Juve favorita per il campionato, poi c'è il Napoli"

Riguardo Balotelli: " Mario? Per lui non posso fare più nulla, dipende da lui"

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Mancini:"Juve favorita per il campionato, poi c'è il Napoli"

Roberto Mancini, attuale CT azzurro, è stato intervistato dalla Gazzetta dello Sport e ha trattato vari temi che spaziano dall'inizio del campionato all'Europeo dell'anno prossimo, tappa fondamentale per la Nazionale azzurra dopo il fallimento del Mondiale.

Riguardo al campionato italiano il CT ha commentato: "Non possiamo pretendere il ritmo della Premier, quella è roba solo loro: sono abituati così da sempre, gioco molto più veloce e con meno interruzioni.

Da noi il ritmo può crescere e dobbiamo capire che la qualità tecnica è indispensabile. Però stiamo facendo progressi" Il CT si è soffermato poi su alcuni giovani come Federico Chiesa, Niccolò Barella e Stefano Sensi: "Chiesa è giovane.

È fondamentale che i ragazzi giochino, tutti: se poi qualcuno ha la fortuna di farlo anche in Europa, tanto meglio. Quello che conta davvero è che nel frattempo siano diventati pilastri delle proprie squadre: due anni fa non lo erano, oggi sì.

Questo li deve far maturare. Sensi e Barella Sono due giocatori straordinari, e sottolineo straordinari. Li ho visti decollare, di partita in partita. Lo devono diventare: primo perché sono italiani, poi perché sono bravi tecnicamente e possono fare tutti tre i ruoli di centrocampo.

Anzi: lo diventeranno sicuramente" Sul trasferimento di Moise Kean in Inghilterra: "Semmai è un peccato, perché è italiano e azzurro. Ma va a giocare in un campionato bello e difficile, in un club dove non vincono da anni e hanno fatto una squadra competitiva per riprovarci.

Questo può aiutarlo a crescere, il dispiacere è più mio personale. Ma ormai si sa: non è più il calcio di vent’anni fa, quando tutti venivano a giocare in Italia, il campionato più bello e dove si guadagnava meglio"

Sulla questione Mario Balotelli: "Il paradosso è che a 29 anni, e per il secondo anno di fila, a meno di dieci giorni dall’inizio del campionato non avesse ancora la certezza assoluta di una squadra. Non ha fatto una preparazione, non si è allenato regolarmente: deve riflettere, non è normale.

Non era questione di Italia o di Brasile, ma di trovare una squadra, finalmente. E se sarà una buona soluzione non dipenderà dal Brescia, ma da lui: magari giocando più vicino a casa si sentirà più tranquillo, ma non basterà.

Io gli voglio bene, ma per lui non posso fare più niente: deve pensare che è nel pieno della sua carriera e che ha ancora tanto da dare. Se vuole"