Mazzoleni si racconta

L'ormai ex arbitro ha rilasciato una lunga intervista a "L'eco di Bergamo".

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Mazzoleni si racconta

Ai microfoni de L'eco di Bergamo, Paolo Silvio Mazzoleni, ormai ritiratosi dal mondo del calcio, ha rilasciato una lunga intervista dove ha toccato momenti salienti della sua vita. L'ex arbitro ha raccontato come è diventato arbitro: "Ognuno ha le sue di motivazioni.

Io venivo dal basket, due anni a Cantù prima di tornare a casa e a 17 anni mettermi a lavorare con mio padre. Mio fratello era arbitro, io mi volevo mettere alla prova sul piano individuale, ho trovato un ambiente serio e ho scoperto un’attività che poi mi ha aiutato nella crescita personale."

Il suo rapporto con alcuni calciatori: "Ibrahimovic è il giocatore più forte che abbia visto su un campo, dava la sensazione di poter vincere le partite da solo. Messi rappresenta il talento, Cristiano Ronaldo lo considero una macchina perfetta.

Zanetti e De Rossi sono i più carismatici, Hamsik quello meno sopportabile (i napotelani non la prenderanno bene, ndr). I rapporti migliori li ho avuti con quelli di personalità come De Rossi, Bonucci, Zanetti, Diamanti, Gattuso e Stankovic."

Poi è tornato sulla vicenda che l'ha visto protagonista nella Supercoppa Italiana del 2012, nella sfida tra Juventus e Napoli, e sul rosso a Koulibaly nella sfida contro l'Inter: "Non presi nessuna decisione sbagliata, quel rosso a Pandev fu figlio della segnalazione di un assistente, Stefani, che poi fece anche la finale dei Mondiali in Brasile con Rizzoli.

Il rosso a Koulibaly in questa stagione? Una decisione che nessuno può contestare perché prevista dal regolamento. I buu razzisti sono di competenza delle autorità, non dell’arbitro." Ha aggiunto: "Uno degli errori che più mi tormentano è un rigore in Juventus-Genoa: lo fischio, chiedo aiuto ai leader in campo, Del Piero, che ha subìto il fallo, giura che era in area, i genoani sostengono il contrario.

Io l’ho visto in area: rigore. La sera vedo le immagini: fuori area di un metro. Bene: oggi, con il VAR, a quell’errore si sarebbe rimediato in pochi secondi. Perché gli arbitri ambiscono alla trasparenza, non esistono trame per far vincere questo o quello.

L’arbitro è un uomo, in quanto tale capita che sbagli. Io prima di una gara non ero mai teso, dopo trovavo pace guardandomi allo specchio e guardando dentro me stesso, prima di caricarmi. Lì ho sempre trovato la serenità."

Infine sul VAR: "Il VAR è un vantaggio per tutti, a qualsiasi arbitro lei lo chieda si sentirà rispondere: adesso farne a meno sarebbe un gran problema. Tutti ne sollecitano l’introduzione. Il nostro futuro sarà anche questo: aiutare gli arbitri all’estero, formandoli all’utilizzo della tecnologia.

Mi hanno chiesto di dare una mano, so che quella è una via preziosa per aiutare i giovani sul campo. Dato che mi vedo ancora in questo ambiente, perché no."