Suazo: "Ringrazierò sempre l'Inter per tutto"



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Suazo: "Ringrazierò sempre l'Inter per tutto"

Lunga intervista di David Suazo a DAZN.

Le parole di Suazo

"La verità è che nel nostro paese il calcio ti dà la possibilità di uscire dalla catena sociale che ti segna. Grazie a Dio ho avuto l’opportunità di giocare e questo ti permette di cambiare paese, di cambiare vita e la vita della tua famiglia.

Penso che da quando sono nato ho giocato a calcio, la mia famiglia ha giocato a calcio. Vengo da una famiglia di otto persone e giocano tutti a calcio. Tutti i miei fratelli, io sono il penultimo di sette e giochiamo a calcio.

Ce l’hanno inculcato e così è stato. Con forza, sacrificio, sin dall’inizio. Per noi come si gioca è una lotta costante, è sempre stato così. Ho avuto l’opportunità di venire in Europa ed è stato ancora più difficile perché quando sono arrivato a Cagliari con ambienti e costumi completamenti differenti, è stato difficile all’inizio.

Ma negli otto anni che ho passato lì mi hanno aiutato a crescere, a imparare la lingua, a prepararmi per arrivare all’Inter" "L’Honduras è un paese piccolo ma come tutti i paesi del Sudamerica, i problemi economici, politici e sociali ci sono sempre stati.

Uno si aspetta sempre che le cose possano migliorare per tutti questi popoli, in questo caso quello honduregno. Quando ci siamo qualificati al Mondiale è stato come respirare un po’. Quella fu un’occasione per respirare ed è successo dopo 28 anni dall’ultima volta, dopo la qualificazione dell’82.

Ventotto anni per tornare a giocare un mondiale. Le verità è questa, la gente era euforica. È stato molto bello e ne sono orgoglioso di aver fatto parte di quest’impresa" "Arrivare in un un mondo talmente tanto diverso e nuovo è stato difficile.

Mi ha aiutato il fatto che c’erano tanti compagni sudamericani. Poter parlare in spagnolo e farmi dare da loro indicazioni è stato importante perché all’inizio a livello di gioco è un calcio totalmente diverso rispetto a quello a cui ero abituato.

La mia esperienza era poca, e arrivavo in un paese tatticamente superiore a tutti gli altri. Arrivare in un’epoca in cui potevano entrare solo tre stranieri… immagina. Per me fu molto forte. Il cibo, i costumi, le abitudini… Sono stati i primi sei mesi, perché ritengo che abbia avuto bisogno di sei mesi per adattarmi, molto difficili.

Ma poi ci sono riuscito con l’aiuto dei compagni, soprattutto uruguaiani e del presidente che all’epoca mi disse ‘non preoccuparti’, il primo anno devi adattarti" "Tabarez, il Maestro, è stato il mio primo allenatore al Cagliari, mi ha aiutato tantissimo perché trovarti in un paese nuovo e trovare un allenatore che può spiegarti bene è molto bello e ho grande riconoscenza nei suoi confronti.

Dopo Mancini che mi voleva a tutti i costi all’Inter e Mourinho. Sono due vincenti che hanno dimostrato che il calcio si può vedere diversamente ma che la voglia di vincere, la voglia di dimostrare che sei il numero uno ti contagiano, e queste sono cose molto belle e ringrazio l’Inter per questa opportunità", ha concluso Suazo.