Balotelli, la Nazionale e un possibile futuro al Brescia

Il centravanti del Marsiglia ha parlato della mancata convocazione in Nazionale.

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Balotelli, la Nazionale e un possibile futuro al Brescia

Dopo una stagione tra il Nizza, nella prima parte della Ligue1, e al Marsiglia, nella seconda parte, dove ha segnato 8 gol e 1 assist in 25 partite, Balotelli ha parlato ai microfoni di Canal+. Il primo pensiero è andato subito sulla Nazionale e la mancata convocazione: "Penso che non sono più in Nazionale perché ho colpe anch'io.

Al Liverpool per esempio non ho giocato bene ed era normale che non fossi convocato. Poi ci sono state altre cose. Adesso non so se dipenda dal mio carattere un po' forte, o perché è più comodo non chiamarmi, o per il razzismo.

Non lo so, ma di sicuro non è colpa solo mia se non sono in Nazionale." Qualche tempo fa, l'ex Inter e Milan aveva dichiarato di voler ritornare al Brescia a giocare e, adesso che la squadra lombarda è salita nel massimo Campionato Italiano, le voci su un possibile trasferimento nella squadra di Cellino si sono fatte insistenti, ma proprio il classe 90' ha smentito queste indiscrezioni: "A Brescia mi piacerebbe tornare un giorno, ma non credo il prossimo anno, mi piacerebbe giocare a casa.

Restare a Marsiglia il prossimo anno? Perché no, è una opzione. La mia è stata una stagione positiva. Ma quelli che mi criticano perché non difendo abbastanza sono stupidi perché sanno che non sono un Tevez o un Cavani che pressa tutti.

E poi pure io presso, ma magari non come si aspettano i tifosi. Pazzo forse lo sono in campo, perché voglio vincere e sono istintivo, ma fuori sono un tipo tranquillo, e non uno stupido. L'immagine del pazzo me l'hanno etichettata i giornalisti inglesi.

Non ho mai preso a freccette nessuno. È vero invece che ho avuto un maiale in casa. Me l'avevano regalato spacciandolo per un maiale nano che poi è cresciuto e così l'ho dato via." Infine, non poteva mancare l'argomento razzismo: "È importante che chi si può far ascoltare come me prenda posizione anche per dar voce a chi subisce discriminazioni nella vita normale.

Quel che non capisco è come non ci si rivolti contro ogni discriminazione. Se sono allo stadio, magari con mio figlio e il vicino insulta qualcuno, perché è nero o gay, io gli tiro le orecchie. Uscire dal campo si può, ma non mi alleno tutta una settimana per poi uscire dal campo per uno scemo. È più facile individuare lo scemo e mandare via lui."