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Carlos Henrique “Kayser”: il calciatore che ha truffato mezzo Brasile

Andrea Bonino - 22-12-2014 - Letture: 1353

Professionista senza talento, ha spillato soldi a 11 club senza mai giocare

Carlos Henrique “Kayser”: il calciatore che ha truffato mezzo Brasile

Essere scarsi e diventare un giocatore professionista? Si può. Farsi scritturare da ben 11 squadre di club professionistici facendosi pagare un lauto stipendio senza quasi mai mettere il piede in campo? E’ possibile. Come? Basta chiederlo a Carlos Henrique Raposo, detto “Kayser”, colui che a cavallo degli anni Settanta/Ottanta ha truffato mezzo Brasile diventando milionario e facendosi scritturare senza alcuna qualità, se non quella della furbizia.

C’è chi diventa calciatore grazie al dono divino e alla sua classe, c’è chi invece è arrivato a calcare i campi di calcio grazie a stratagemmi degni del miglior Arsenio Lupin. E’ il caso di “CHR” che, come argutamente scoperto dal sito “calciatoribrutti”, in 20 anni di onorata carriera ha giocato 34 partite senza segnare gol e girando Brasile, Sudamerica, Messico, Stati Uniti e Francia. La lista delle maglie da lui indossate è lunga: Botafogo, Flamengo, Puebla, El Paso,, Bangu, Ajaccio, Fluminense, Vasco Da Gama, Independiente, America e Guarany de Camaqua.  

Qual’era il suo stratagemma? Semplice: dopo aver frequentato per anni tutti i locali di Rio de Janeiro bazzicati dai veri campioni, diventava loro amico e chiedeva di mettere una buona parola per un contratto da professionista, anche solo annuale. In poco tempo il suo parterre di conoscenze svaria da Rocha a Renato Gaucho, da Romario ad Edmundo. A soli 20 anni Carlos diventa un giocatore del Botafogo. E poi? Per tutto il resto della carriera s’è fatto inserire come contropartita tecnica ad ogni trasferimento dell’amico in questione, chiedendo un contratto onesto senza pesare troppo sulle casse del club, ma garantendosi comunque un tenore di vita di tutto rispetto. Inoltre, in cambio di facili favori (donne, alcool, ecc), convinceva un suo compagno a qualche entrataccia durante gli allenamenti per simulare lunghi infortuni muscolari. E la stampa? Veniva “unta” con qualche extra per regalare titoloni che convincessero le squadre acquirenti della bontà dell’affare. 

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