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Gli applausi dell’Olimpico certificano che la Roma ci ha provato, ma...

Federico Coppini - 17-03-2017 - Letture: 2508


Gli applausi dell’Olimpico certificano che la Roma ci ha provato. Tra il provare e riuscirci, però, c’era un’ampia distanza che i giallorossi hanno perso la possibilità di coprire già al minuto 15, quando Diakhaby ha bissato il gol dell’andata costringendoli a dover andare a segno tre volte. Troppe, specie quando gli attaccanti steccano e il migliore in campo è un subentrato, quell’El Shaarawy che la luce l’aveva riaccesa per altri 30 minuti di una gara con un copione scritto dal minuto 94 della partita del Parc OL.

UN TEMPO DECISIVO - Si può dire che, tra risultato e ipotetici “punti”, la Roma abbia avuto la meglio in tre dei quattro tempi del doppio confronto. Il crollo tra il minuto 46 e il minuto 90 di una settimana fa ha un peso specifico enorme, che diventa decisivo nell’economia dell’eliminatoria. Se ne è già parlato, ma è probabilmente ciò che ancora manca per far fruttare a pieno un potenziale tecnico adeguato alla competizione, che dalla prima partita contro il Viktoria Plzeň è stata anche una scuola per una squadra che non aveva abbastanza maturità per calcare con autorevolezza i campi europei. Miglioramenti ce ne sono stati, probabilmente non abbastanza per ottenere un risultato importante.

PARADOSSO - Dopo Palermo, Spalletti aveva parlato di un gol che sarebbe potuto essere segnato da un pubblico numeroso e partecipe. Due ne sono arrivati da un centrocampista e da un avversario, con i colpi degli attaccanti che in canna erano e in canna sono rimasti. Džeko poteva essere l’uomo del salto di qualità e lo è stato a Vila-Real, non stasera con almeno un paio di possibilità non sfruttate; Salah ha lavorato tanto ma, di fatto, non ha mai potuto colpire o permettere a un compagno di raccogliere quanto da lui seminato. Il peccato originale che ha portato all’eliminazione forse sta proprio qui, un paradosso se si guarda l’aggregate che recita 5-4 per il Lione.

CONTRACCOLPI? - Spendere così tante energie per non ottenere nulla rischia di propagare i danni anche oltre la singola competizione. Domenica contro il Sassuolo vincere è d’obbligo per andare alla sosta da secondi in classifica e ricaricare le energie almeno di alcuni elementi (quelli che non partiranno con le loro nazionali) in vista dell’ultimo segmento di campionato e di quello che, calendario alla mano, sarà l’ultimo impegno infrasettimanale della stagione, vale a dire il derby di ritorno di Coppa Italia contro la Lazio. Un’altra rimonta da compiere, ancora più difficile e con un margine d’errore ancor più ridotto.

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