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La Juve secondo Travaglio: “Servilismo e ruberie come nell'era Moggi”

Andrea Bonino - 09-10-2014 - Letture: 4020

Il giornalista spara a zero sulla Juve, Andrea Agnelli e Moggi

La Juve secondo Travaglio: “Servilismo e ruberie come nell'era Moggi”

Dopo le polemiche in seguito all’arbitraggio di Juventus-Roma è scoppiata la querelle tra Marco Travaglio e Luciano Moggi: «Ho visto la partita e devo dire, da juventino, che non mi vergognavo così tanto dai tempi di Moggi. A me piace vincere ma non rubando», ha detto il giornalista-scrittore. «Ruberà lui non io. Ma come si permette… Si deve sciacquare la bocca prima di parlare di me», ha risposto immediatamente l’ex dg bianconero. «Lui juventino? E’ solo pseudo tale».

Ed ecco la replica del condirettore de il Fatto Quotidiano: «Sono stato il primo a pubblicare le intercettazioni di Calciopoli su “Repubblica”, con cui collaboravo allora – ha detto al Corriere dello Sport -. Sono felice di aver contribuito alla dipartita di Moggi dal calcio. Io pseudo juventino? Tifavo Juve nel 1972, quando lui faceva solo l’osservatore. Ai tempi si arrabattava senza riuscirci per lavorare all’Inter e al Milan oppure finiva invischiato nelle storie di prostituzione legate al Torino di Borsano...».

E ancora giù di scure: «Sono stato abbonato Juve per vent’anni. Poi ho smesso quando è arrivato Moggi. Ricordo che Boniperti non lo faceva entrare in sede e per l’Avvocato era “lo stalliere”. Domenica contro la Roma s’è perso lo stile Juve per tornare a qualcosa di molto simile allo stile Moggi: tre favori così, tutti in fila, riportano per forza a quell’epoca. E a me non piace. Mi piace lo scudetto dell’anno scorso, strameritato. Cobolli Gigli e Blanc avevano fatto un gran lavoro per far dimenticare la Juve di Moggi: hanno accettato una sentenza che per essere adeguata, per la verità, avrebbe dovuto portare in B Milan, Lazio e Fiorentina, con la Juve in C. Alla fine si scelse il male minore. Domenica siamo arretrati di vent’anni».

Ultime battute per il servilismo degli arbitri: «Se c’è un sistema dietro quegli errori? No, mi è parso servilismo. La Fiat non esprime il potere di una volta e così la Juve. Quando la Fiat era potere vero, Boniperti andava via a fine primo tempo dagli stadi e Agnelli non commentava gli arbitri: c’era la consapevolezza di uno sorta di soggezione esterna, c’era pudore. Ecco, domenica non si sarebbe dovuto commentare nel modo in cui si è fatto. Ad Andrea Agnelli e alla sua signora consiglierei di andare a vedere immagini dell’avvocato e di Umberto per capire cosa fosse lo stile Agnelli che non c’è più».

 

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