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Dybala e il metodo Juve: 'Vi racconto quando mi rimproverarono...'

Gatto Luigi - 02-10-2016 - Letture: 15072

Lunga intervista dell'argentino a La Stampa

Dybala e il metodo Juve: 'Vi racconto quando mi rimproverarono...'

Lunga intervista a "La Stampa" di Paulo Dybala. L´attaccante della Juventus ha parlato suo ritorno al gol, di Gonzalo Higuain e degli obiettivi stagionali tra le altre cose: "Si dice che noi attaccanti viviamo di gol, e un po’ è vero, ogni partita che passava diventava più dura: ma io stavo tranquillo, anche perché mi dicevo che non stavo giocando così male. Prima o poi il gol sarebbe arrivato. I miei compagni si accorgono quando sono arrabbiato, ma in genere sono uno che si tiene le cose dentro: per dire, non ho mental coach, che non mi piacciono. Più lontano dalla porta rispetto all´anno scorso? No, e il mister non me l’ha mai chiesto. Piuttosto, gli avversari mi hanno concesso meno tiri: dopo il primo anno si sono accorti di me e ho i difensori più vicini. Ruolo? Faccio la seconda punta". Il metodo rigido della Juve non lo scopriamo di certo oggi: "L’anno scorso, erano le prime partite, una volta alzai le braccia per lamentarmi con un compagno per una scelta un passaggio. Poi, arrivai nello spogliatoio e mi dissero: ´Qui non si fa´. Forse l’hanno detto anche a lui. Chi fu a dirmelo? La società". Sugli obiettivi di quest´anno Dybala ha detto: "Noi piu´ forti dello scorso anno? Se si guardassero solo le squadre e non si giocasse il campionato, si. Il problema ee´ che lo dobbiamo dimostrare: e non basta che abbiamo tanti giocatori forti, tecnicamente e fisicamente, ma ci vuole determinazione e fatica. Piu´ facile segnare alle piccole con Higuain e Dybala? Sarebbe difficile anche se ci fosse Messi: qui in Italia gli metterebbero uno o due uomini addosso. Pjaca? E´ davvero forte. Per la velocità e la facilità con cui salta l’uomo, un po’ come fa Cuadrado. Quando non mi alleno guardo calcio e mi rivedo per imparare dai miei errori. Obiettivi? Il sesto scudetto farebbe entrare la Juve nella leggenda, però la Champions ha un significato piu´̀ grande del campionato. Ma come noi, la vogliono Barcellona, Bayern, Real. Se siamo al loro livello? Secondo me, sì. Anche l’anno scorso lo eravamo: se a Monaco l’arbitro avesse fischiato 30 secondi prima la fine, la Juve sarebbe stata la candidata numero uno alla Champions. Dani Alves? Ha portato la mentalità perfetta: meglio fare un metro in avanti che cinquanta indietro. Anche perché abbiamo una difesa che può permettersi l’uno contro uno".

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