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5 mesi fa l'Inter perdeva 2-0 dal Chievo, ma ora....

Federico Coppini - 14-01-2017 - Letture: 489

5 mesi fa l'Inter perdeva 2-0 dal Chievo, ma ora....

Solo 5 mesi fa, in una serata afosa a Verona, l'Inter esordiva in campionato sotto la guida di Frank de Boer rimediando un deludente 2-0 per mano del Chievo Verona. Da quel 21 agosto, come sottolinea la Gazzetta dello Sport, il mondo nerazzurro è stato letteralmente rivoltato come un guanto. In sette punti la Rosea spiega come dopo una prima fase fisiologicamente prevedibile l'Inter si sia messa a viaggiare nella giusta direzione sotto tutti i punti di vista:

ALLENATORE - Il 21 agosto scorso il De Boer interista era un neonato di appena 13 giorni. Faticava ad orientarsi dopo la tardiva separazione da Roberto Mancini e fece un errore marchiano. Volle stravolgere il copione, inventandosi un 3-5-2 indigesto, e anche quando tornò su tracce tattiche più familiari non diede mai la sensazione di avere in mano la squadra. Alla fine però è arrivato Stefano Pioli, potenziatore più che normalizzatore. Come dimostra la media scudetto di 2,28 punti a gara.

MODULO - Con il 3-5-2 che oppose al Chievo De Boer intendeva proteggere la difesa e mettere i due azzurri Candreva ed Eder sulle stesse zolle che calpestano in Nazionale. Andò malissimo. Con il 4-2-3-1 attuale Pioli sta garantendo solidità difensiva ma anche partecipazione nella fase offensiva, cui ora partecipano Icardi, i due esterni, il trequartista anomalo di turno (Banega o Joao Mario), uno dei due centrocampisti e spesso anche i terzini. Senza tuttavia che i due centrali siano costretti a soventi uno contro uno..

GIOCATORI - Il 21 agosto il mercato era ancora aperto e al fotofinish portò alla Pinetina Gabigol e soprattutto Joao Mario, 'tuttocampista' dall’impatto immediato, come dimostrarono le vittorie in sequenza con lui in campo contro Pescara, Juventus ed Empoli. Ora inoltre c’è Gagliardini, benzina verde per un centrocampo.

UMORE - L’Inter andò sì a Verona con l’entusiasmo e i buoni propositi tipici del primo giorno di scuola, ma in verità le incognite erano tante. Oltre a quella tecnica, c’erano le turbolenze di mercato legate a Icardi e ad una preparazione insufficiente tra tournée americana con una logistica infelice e lo scollamento con Mancini. Ora lo smile è evidente, alla luce dei 12 punti in 4 gare e della capacità di recuperare da situazioni complicate.

AMMINISTRATORE - Un altro cambio radicale rispetto a inizio stagione è legato all’avvicendamento del ceo Bolingbroke con Liu Jun - a.d. ad interim, in attesa che di individuare il giusto profilo italiano o comunque navigato del nostro calcio - e soprattutto Steven Zhang, che ha poteri di firma. Da un’anomala gestione in cui il compratore lasciava le leve del comando in mano al venditore si è passati ad una fase in cui Suning ha preso in mano la situazione a livello operativo. Anche per quel che riguarda la scelta del nuovo allenatore.

SUNING - Perché le sorti di una squadra sono sempre legate a doppio filo al manico, cioé a come si strutturano proprietà e management. Suning ha preso tempo per studiare la situazione, poi è intervenuta piazzando a Milano, vicini a dirigenza e squadra, Jun Liu e soprattutto Steven, il figlio del proprietario, che relaziona quotidianamente il padre e si sta fidando dei dirigenti italiani (Ausilio, Gardini, Antonello sul fronte finanziario), salvo poi riservarsi di tirare comunque un bilancio a giugno. Chiaro che la forza del colosso di Nanchino sia anche e soprattutto economica. Il progetto è serio, ambizioso e soprattutto a lungo termine. Legato ad una strategia sportiva che deve servire come testa di ponte anche per gli altri variegati business del gruppo.

PINETINA - Se Zhang Jindong ha saputo iniziare nel 1996 con un negozio che aggiustava condizionatori per creare un impero che fattura miliardi di euro, non c’è da stupirsi che abbia capito come adeguarsi alle regole del fairplay finanziario imposte dall’Uefa. Al netto della discontinuità di gestione che verrà invocata a Nyon per potersi muovere più liberamente sul prossimo mercato estivo (caccia a 3-4 top player) con un piano industriale triennale, la proprietà cinese si è preoccupata di aumentare i ricavi. A partire dal naming della Pinetina, ora 'Suning training center, in memory di Angelo Moratti'. Una mossa che è un po’ spiaciuta all’ex patron del Triplete, ma che abbinata alla sponsorizzazione del kit d’allenamento frutterà 15 milioni all’anno. E tante altre attività commerciali stanno trovando impulso grazie alle sinergie di Suning. Senza dimenticare che stasera contro il Chievo non esordirà soltanto Gagliardini, ma pure il nuovo spogliatoio al Meazza.

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