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È tempo di bilanci: le pagelle del 2016

Federico Coppini - 01-01-2017 - Letture: 441

 È tempo di bilanci: le pagelle del 2016

Il 2016 è ormai agli sgoccioli e senza dubbio è stato uno dei più intensi della storia moderna dell’Inter. Si è visto in pratica di tutti: 4 allenatori, risultati altalenanti, un cambio rivoluzionario di proprietà, il ribaltone delle aspettative finanziarie, la peggiore partecipazione a una coppa europea da quando esistono i gironi e chi più ne ha più ne metta. È comunque tempo di bilanci e, come d’abitudine, di pagelle. Nello specifico, verranno presi in considerazione solo i giocatori che al 31 dicembre 2016, vale a dire oggi, sono ancora tesserati dell’Inter, evitando di giudicare coloro che l’hanno lasciata tra gennaio ed estate scorsi. Il tutto in rigoroso ordine alfabetico.

ANDREOLLI Marco SV – Tornato ‘rotto’ da Siviglia, solo a fine anno solare ha trovato minuti e fiducia, in particolare in Europa League contro lo Sparta Praga. Impossibile giudicarlo, indispensabile sostenerne il recupero al 100%.

ANSALDI Cristian 5,5 – Non molto fortunato. Arrivato in estate dalla Genova rossoblu come uno dei migliori interpreti ambi fascia del ruolo di terzino, si è subito infortunato e ha dovuto attendere oltre un mese prima di vedere il campo. Uno stop che lo ha limitato enormemente, così come ne ha ‘drogato’ le prestazioni al ribasso. Passo dopo passo sta finalmente entrando in pianta stabile nell’undici titolare e le ultime uscite lo hanno visto in netto miglioramento dal punto di vista fisico.

BANEGA Ever 5,5 – Indubbiamente ci si aspettava di più da lui, arrivato come la soluzione a tutti i problemi offensivi e di costruzione di gioco dell’Inter. Non ha impiegato molto tempo ad ambientarsi, piuttosto ha faticato a ritagliarsi un ruolo efficace con De Boer, che arrivato con l’idea di puntare sul 4-3-3 non è riuscito a inquadrarlo a dovere e spesso ha dovuto adeguare l’assetto tattico alle sue esigenze e viceversa. È mancata la totale sintonia, in altre parole. Troppi i passaggi a vuoto, ma quando si accende è musica.  Lo avesse fatto più spesso…

BIABIANY Jonathan 5,5 – Una sola partita completa in 365 giorni, un po’ poco per un calciatore che da mesi aveva superato il problema medico che rischiava di interromperne la carriera. Uscito di scena Mancini è finita in anticipo la sua esperienza all’Inter, che con i tecnici successivi non lo ha visto mai protagonista in campionato. Solo 3 presenze in Europa League, l’ultima delle quali dal primo minuto. L’ultima in nerazzurro, in tutti i sensi.

BROZOVIC Marcelo 6,5 – Dopo oltre un mese dietro la lavagna per atteggiamento poco professionale (De Boer non perdona da questo punto di vista), il croato ha ripreso la marcia verso l’olimpo dei top player iniziata, anche se timidamente, nei mesi precedenti. Dato a lungo per partente, sacrificio quasi scontato sull’altare del Fair Play Finanziario ma salvato dall’arrivo e dall’intransigenza di Suning, dopo la firma sul rinnovo l’ex Dinamo Zagabria è tornato Epic e ha trascinato la squadra al bel finale di anno solare. Un insostituibile per Stefano Pioli.

CANDREVA Antonio 6,5 – I 24 milioni per cui l’Inter si è impegnata nei confronti della Lazio hanno risvegliato il fantasma di Hernanes. Ma l’esterno azzurro è entrato subito con il piglio giusto nella nuova avventura, da lui fortemente voluta, al punto da risultare tra i migliori in questa finora insoddisfacente stagione. Rendimento non particolarmente costante, ma finale di anno solare eccellente con tanto di ritorno al gol pesante.

CARRIZO Juan Pablo 6 – Poche apparizioni, soprattutto in coppa quando Roberto Mancini, confermando la propria linea, ha sempre dato fiducia al secondo portiere. Purtroppo lascia nella memoria l’errore di Wolfsburg, decisivo ai fini dell’eliminazione dall’Europa League. Poteva essere l’eroe della clamorosa rimonta in Tim Cup contro la Juventus, ma nella lotteria dei rigori non è stato abbastanza reattivo.

D’AMBROSIO Danilo 6 – Con il lavoro e la fatica si è guadagnato la a fiducia di Mancini, che dopo averlo a lungo ignorato, per tutta la prima metà del 2016 in pratica non lo ha tolto mai dal campo. Con De Boer il terzino di Caivano ha faticato a trovare spazio, perché poco in linea con il profilo nel ruolo che ha in mente l’olandese. La svolta del 2016 giusto in tempo, con l’arrivo di Pioli che ne apprezza le doti difensive (e lo piazza anche da terzo nella difesa a tre), una fiducia che lo esalta e gli permette di essere tra i migliori nella striscia positiva last minute della squadra.

EDER Citadin Martins 5,5 – Rispetta perfettamente i paletti dell’anno solare, essendo arrivato all’Inter nel gennaio scorso su richiesta espressa di Mancini che voleva migliorare la produzione di gol là davanti. Più facile dunque valutarne l’apporto, che è tutto fuorché soddisfacente. Una sola rete nella prima metà, tre (due in Europa League) nella seconda. Indubbi il suo spirito di sacrificio e la sua adattabilità a più ruoli nella zona offensiva (non mancano gli assist), ma da chi è arrivato per segnare è ovvio attendersi di più.

BARBOSA Gabriel SV – Il più grande punto interrogativo del 2016 nerazzurro. Fiore all’occhiello della campagna acquisti di Suning, ha avuto ben poche possibilità di scendere in campo al punto da diventare un caso. Le ultime settimane hanno in parte fugato le perplessità anche se la sua partenza in prestito a gennaio resta un’ipotesi calda.

GNOUKOURI Assane 5,5 – Dopo averlo battezzato contro Milan e Roma, Mancini lo ha praticamente lasciato in cantina bloccandone la crescita. Non che dopo l’estate la situazione sia migliorata, perché salvo l’ottimo impatto al posto di Kondogbia contro il Bologna, tra campionato ed Europa League non ha certo sfruttato le rare chiamate in causa. A gennaio sembra destinato a cercare un posto al sole altrove.

HANDANOVIC Samir 6,5 – Il portierone sloveno, reduce da un finale 2015 strepitoso, con una serie infinita di clean sheet, paga come il resto del gruppo il calo nei primi mesi del 2016 e i gol sul groppone sono sempre più numerosi. Nonostante ciò più di una volta permette ai suoi di evitare crolli o di portare a casa il risultato con interventi eccezionali (il prodigio su Cigarini nell’1-1 di Bergamo è incancellabile), salvo poi subire reti anche banali. Nel complesso, un bilancio positivo ma migliorabile.

ICARDI Mauro 7 – Protagonista di un 2016 intenso sotto tutti i punti di vista, sia in campo sia fuori, il capitano ha attratto su di sé rabbia ed entusiasmo da parte dei suoi stessi tifosi, tra un rinnovo gestito in modo opinabile e un libro che ha scatenato le proteste della Nord. Ma il suo lavoro sul campo lo ha sempre svolto: 25 gol complessivi conditi da numerosi assist lo hanno reso il punto di riferimento offensivo della squadra, valorizzato da tutti gli allenatori in questa stagione. Grazie a Pioli l’Inter sembra essere guarita dalla Maurito-dipendenza, però lui continua a segnare. Mai come oggi la clausola rescissoria da 110 milioni sembra onesta.

KONDOGBIA Geoffrey 4,5 – Se la prima stagione è quella dell’ambientamento, la seconda deve necessariamente essere quella della rivelazione. E il francese ha continuato a confermare i suoi limiti soprattutto caratteriali palesati sotto la gestione Mancini, il tecnico che lo aveva voluto fortemente come ‘indennizzo’ per il mancato arrivo di Touré. Invece il tifoso interista sta ancora aspettando segni di vita dall’ex Monaco, che ha raschiato il fondo del barile al 28’ di Bologna-Inter quando De Boer lo ha dovuto togliere dal campo. Bilancio piuttosto insufficiente, ma la prova da applausi contro la Lazio all’ultima chiamata del 2016 è un segnale significativo e lascia più di un dubbio.

JOVETIC Stevan 5 – Numeri alla mano, solo contro Udinese e Napoli Jojo ha dimostrato di essere un trascinatore, strappando applausi e consensi. Un po’ poco nell’arco di un anno intero, che nella seconda metà lo ha visto praticamente spettatore con appena 5 allacciate di scarpe, tutte a gara in corso. Un vero rimpianto per il giocatore forse più tecnico di tutta la rosa, ma anche il più contraddittorio dal punto di vista della continuità e tattico. Ha le valigie in mano dalla scorsa estate, a gennaio potrà finalmente svuotarle in un’altra città.

Naval Costa Eduardo JOAO MARIO 6 – A esasperarne il giudizio è sicuramente la cifra spropositata pagata dall’Inter per strapparlo allo Sporting Lisbona. Ma mettendo da parte questo controsenso, il suo impatto con il mondo Inter è stato senza dubbio positivo. Qualche battuta a vuoto (i down principali a Bergamo e a Genova), ma tanta sostanza e duttilità, al punto che il portoghese è stato proposto in tutti i ruoli del centrocampo. In crescendo la sua chiusura d’anno solare, si spera un trampolino di lancio per colui che è già un insostituibile.

MEDEL Gary 6,5 – Tra i più bistrattati dalla critica e dai tifosi, il cileno è stato anche nel 2016 un perno della squadra (32 presenze complessive). Le sue caratteristiche sono un libro aperto, inutile aspettarsi giocate d’alta scuola. Ma se Mancini, De Boer e Pioli lo hanno considerato irrinunciabile un motivo dovrà pur esserci. L’attuale allenatore dell’Inter se l’è goduto poco più di mezz’ora nel derby, quando il ginocchio ha fatto crac e con esso la fase difensiva della squadra. La sensazione è che lo rivedremo tornare da difensore centrale al fianco di Miranda, dove Pioli lo ha schierato al proprio esordio.

MELO Felipe 5 – Via Mancini, il suo principale sponsor, la sua esperienza all’Inter è praticamente finita. Con De Boer e Pioli racimola appena 5 presenze in campionato e altrettante in Europa League, più che altro per assenza di alternative nel secondo caso. L’unica partita completa contro il Sassuolo (salvo espulsione nei minuti di recupero, il solito tallone d’Achille), anche positiva, che però a quanto pare sarà anche l’ultima in maglia nerazzurra. Il Palmeiras lo aspetta.

MIANGUE Senna 6 – Il coniglio dal cilindro estratto da Frank de Boer, che non ha avuto paura di lanciare questo giovanissimo prodotto del vivaio in scampoli di gara contro Bologna e addirittura Juventus, con tanto di posto da titolare contro il Bologna. In Europa, chance anche con Stefano Pioli, con prestazione maiuscola nel match interno contro lo Sparta Praga. Un seme che promette di germogliare nel 2017 se annaffiato con costanza.

MIRANDA Joao 6,5 – Senza dubbio il giocatore più costante in tutto l’anno solare, anche nei periodi bui della squadra. Giocandosela su qualità indiscusse e sull’esperienza, il brasiliano a tratti è stato l’ultimo a mollare quando tutti si lasciavano trascinare dalla corrente verso le cascate. Punto di riferimento per tutti gli allenatori che si sono avvicendati sulla panchina nerazzurra, ha retto nonostante una fase di appannamento tra le gestioni De Boer e Pioli.

MURILLO Jeison 5 – Uno dei misteri di questa Inter e di questo anno solare. I suoi primi 6 mesi nerazzurri, che coincidono con la seconda metà dello scorso anno solare, sono entusiasmanti, al punto di gridare al craque, al gran colpo a costo basso. Quando l’Inter sotto la gestione Mancini inizia a traballare e a gettare al vento quanto di buono fatto l’anno prima, lui è tra i nomi sottolineati con la matita blu. In pratica, è il cugino scarso del fenomeno intravisto mesi prima. E nel frattempo, tra (pochi) alti e (troppi) bassi arriva al punto di perdere pure il posto da titolare a vantaggio del centrocampista Gary Medel, prima scelta netta di Stefano Pioli. Inevitabile chiedersi quale sia il vero Murillo.

NAGATOMO Yuto 5,5 – Chiamato in causa spesso e volentieri da tutti gli allenatori, è riuscito a conquistarsi la fiducia del solo Mancini, che lo considerava praticamente un titolare. Né con De Boer né con Pioli il giapponese ha trovato terreno fertile, al punto di ritagliarsi ben poco spazio e lunghi periodi di panchina. Un 2016 in calando, decisamente.

PALACIO Rodrigo 5,5 – Le 34 primavere hanno iniziato a farsi sentire soprattutto negli ultimi mesi, visto che la seconda metà della scorsa stagione lo ha visto tra i più coinvolti da parte di Roberto Mancini. A fine agosto, con l’arrivo di Frank de Boer in panchina, si è guadagnato solo scampoli di partita con una media voti decisamente insufficiente, ingiusta per uno come lui. Gol a tabellino, appena uno (inutile) in Europa. Un calo fisiologico inevitabile dopo aver dato tanto al calcio e soprattutto all’Inter, oggi è consapevole di essere solo un’alternativa, neanche la prima, nel reparto offensivo.

PERISIC Ivan 6,5 – Una delle eredità di Roberto Mancini, che lo ha voluto fortemente e lo ha atteso, ottenendo tra marzo e aprile prestazioni da autentica superstar. Il croato ha pagato l’extra impegno con la nazionale agli Europei e ha faticato a riprendere il discorso interrotto prima dell’estate. Con De Boer a tratti è sembrato a disagio e nel complesso ha faticato a trovare continuità, senza tuttavia farsi mancare due gol pesantissimi contro Juventus e Milan. Quanto basta per essere soddisfatti.

PINAMONTI Andrea 6 - Sarà in pianta stabile in prima squadra da gennaio, secondo le indicazioni provenienti da Appiano Gentile. Eppure già oggi viene considerato tra i professionisti in attesa della maggiore età. Per lui una partita quasi completa in Europa League contro lo Sparta Praga, che ha strappato consensi e ha invitato a sognare un po' tutti. Lui resta con i piedi per terra e mantiene il ruolo di leader della Primavera.

PIOLI Stefano 6,5 – Ereditata da Frank de Boer una situazione quasi disastrata, un po’ alla volta è riuscito a mettere ogni cosa al suo posto puntando sulla semplicità. Il potenziatore è riuscito a valorizzare il meglio della rosa a disposizione anche se Be’er Sheva e Napoli sono due trasferte che cancellerebbe volentieri. La strada comunque è quella giusta e va perseguita.

RANOCCHIA Andrea 5,5 – Dopo la breve e neanche troppo fortunata parentesi di Genova con la maglia della Sampdoria, è tornato all’Inter in estate senza sapere che fine avrebbe fatto. Destinato al sottobosco della rosa, Frank de Boer lo rivitalizza e gli affida una maglia da titolare all’esordio contro il Chievo Verona. Alterna prestazioni negative ad altre discrete, come quella contro il Bologna che avrebbe potuto coronare, con una mira più efficace, con il gol della vittoria allo scadere.

SANTON Davide 5 – Due stagioni in parallelo le ultime con la maglia dell’Inter per il terzino di Portomaggiore. Inizia titolare, gioca spesso, poi viene accantonato in modo pressoché definitivo. Gli è capitato con Mancini che nella prima parte del 2016 in pratica lo dimentica in panchina dopo avergli dato immensa fiducia. Quando arriva De Boer accade la medesima situazione: è il terzino inamovibile, fino a quando l’olandese non viene sollevato dall’incarico. Da allora il campo lo ha visto solo nel riscaldamento.

YAO Eloge SV – La scorsa estate aveva solo l’imbarazzo della scelta tra le opzioni prospettategli per avere un discreto minutaggio e fare esperienza. Lui ha scelto di rimanere all’Inter e, ovviamente, non ha mai visto il campo. A gennaio non si farà pregare per cambiare aria.

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