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Altra verita' di Maurito. Quando Icardi sgaso' in faccia a Branca

Marco Avena - 18-10-2016 - Letture: 2715

Un altro estratto del libro di Mauro Icardi.

Altra verita' di Maurito. Quando Icardi sgaso' in faccia a Branca

Pian piano stanno emergendo tante verità su Mauro Icardi, tutte raccontate nella sua biografia "Sempre avanti". Una di queste è sul suo rapporto con l'ex ds Marco Branca.

"A gennaio 2014, con l’apertura del calciomercato, si ripresenta il problema della cessione. Il direttore sportivo Branca mi voleva mandare via dall’Inter perché secondo lui non ero più utile alla squadra. In parte poteva aver ragione: stavo giocando poco, ma non per colpa mia. Tra me e la dirigenza si era creato uno stato di tensione insostenibile. Non mi sentivo accettato e tenuto in considerazione come il primo mese, ma allo stesso tempo non volevo di certo abbandonare l’idea di rimanere all’Inter".

"Un giorno al termine di un allenamento Branca mi ha convocato dicendo solo: “Mauro vieni che dobbiamo parlare”. Con lui c’era pure Piero Ausilio. Ho notato in Branca un atteggiamento da sbruffone, ma l’ho lasciato fare. “Guarda, ho pensato che è meglio se finisci la riabilitazione alla Sampdoria, qua non ci servi perché dobbiamo prendere un altro giocatore al tuo posto, quindi la società ha deciso di mandarti a Genova per farti fare tutto il recupero che ti serve. Sappiamo come lavorano e quello è il posto giusto per te in questo momento”".

"La mia risposta è stata molto breve ma determinata: “No, io rimango e alla Sampdoria non ci torno. Sono un calciatore dell’Inter e voglio giocarmi il posto qua”. Branca, che non si aspettava di certo un’opposizione così netta, ha iniziato a inveirmi contro, rimarcando il suo ruolo di dirigente e di direttore sportivo, dicendo che le decisioni spettavano a lui e non a me. Ma io non mi sono fatto intimorire e della sua posizione non me ne importava nulla: volevo solo restare all’Inter e conquistare un posto nella rosa dei titolari. “Va bene, mandami via. Prima però devi rescindere il mio contratto, poi vediamo” gli ho detto. E dopo questa sparata me ne sono andato senza nemmeno salutarlo. Sono salito in macchina e per farlo innervosire ancora di più ho iniziato a sgasare e far fischiare le gomme sull’asfalto".

"Fino alla chiusura del calciomercato non mi ha fatto quasi mai giocare, era il suo modo per farmela pagare. Ma io non ho fatto una piega perché sapevo che sarebbe arrivato il mio momento".

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