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Conti in rosso Inter, si parla di fallimento...

Sergio Stanco - 16-02-2016 - Letture: 7070

Il noto esperto di "economia calcistica" Bellinazzo affronta il caso dei nerazzurri

Conti in rosso Inter, si parla di fallimento...

La Champions League non era solo un obiettivo di prestigio per l'Inter, ma quasi una necessità e non solo sportiva. La sensazione è che il club avesse in qualche modo "scommesso" di arrivare al terzo posto e quindi investito già i proventi derivanti dalla qualificazione. Un'impressione condivisa da Marco Bellinazzo, esperto del Sole 24 Ore che nella sua rubrica su Goal.com ha analizzato così la situazione in casa nerazzurra: "Ma se l’Inter non dovesse centrare l’obiettivo Champions League? Cosa accadrà? Si rischia il fallimento? I timori di un default serpeggiano tra gli addetti ai lavori anche perché in questi mesi le scelte della dirigenza e della proprietà non sono andate nella direzione di un risanamento dei conti. Si è voluto, al contrario, rischiare investendo molto per centrare subito un obiettivo come la Champions indispensabile per i proventi diretti e indiretti che è capace di produrre.  D’altro canto, lo scenario di un fallimento sarebbe “normale” per un’azienda di qualsiasi altro settore che “sbaglia” clamorosamente business plan. Contro questa prospettiva però pesano almeno diversi elementi. L’Inter rappresenta calcisticamente ciò che nel mondo finanziario sono certe banche, ovvero “Too Big to Fail”, troppo grandi per fallire".

Insomma, il pericolo dovrebbe essere scongiurato grazie al blasone della società e all'importanza che riveste all'interno del sistema: "Il blasone non è uno schermo per l’infallibilità eppure basta per ritenere controproducente per tutti un evento come il fallimento. La morte del debitore è l’ultima cosa che spera il creditore. Inoltre nello scenario peggiore per l’Inter ci sarebbero due elementi patrimoniali che potrebbero consentire di uscire dalle secche evitando di portare i libri in tribunale magari rinegoziando il debito, ripensando piani di sviluppo, dirigenza (al di là del robusto turn over di questi primi due anni) ed assetto azionario: un brand tuttora unico e una rosa che vale più di 250 milioni. E poi la palla nei prossimi mesi potrebbe tornare a rotolare nel verso giusto e semplificare le cose. Le qualità tecniche e tattiche ci sono. E non è detto che prima o poi gli Dei del Calcio non bacino quelli della Borsa".

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